Mio caro Mr. Clouston, 11 giugno 1954

   colgo l’occasione per ringraziarLa per la Sua lettera così energica nella quale mi parla della Sua eventuale testimonianza a una Royal Commission del Canada sul soggetto dell’"infermità mentale come linea di difesa” e su quello degli “psicopatici criminali sessuali”.

   Lei afferma che la Royal Commission del Canada è stata istituita con l’intento di indagare e fornire una relazione su due quesiti:

   1. Se ci sia bisogno di un qualsiasi emendamento al diritto penale canadese inerente all’"infermità mentale come linea di difesa”;

   2. Se ci sia bisogno di un qualsiasi emendamento alle leggi vigenti nel Canada inerenti a “psicopatici criminali sessuali”.

   Come credo di capire, Lei intende proporre che solo un terapista addestrato con l’ausilio degli strumenti di misura che gli siano disponibili può essere considerato competente a formulare un’analisi corretta del grado di sanità mentale di una persona e che nel secondo caso, per la punizione arbitraria che viene imposta attualmente, vorrebbe che venissero assegnati dei periodi di detenzione, durante i quali il detenuto venga sottoposto a trattamento terapeutico (preferibilmente impostato su Scientology) e che venga rilasciato solo una volta appurato che sia libero dalle tendenze criminali per le quali fu recluso.

   È molto incoraggiante sapere che una Royal Commission ritenga opportuno indagare in queste sfere della giustizia, ed è davvero consolante sapere che abbia invitato un uomo del Suo calibro ad esprimere il proprio parere. Può darsi che ne scaturisca qualcosa di definito e questa sembrerebbe una prospettiva molto rassicurante.

   Lei ha chiesto il mio parere sulla validità del Suo approccio, inoltre mi invita ad avanzare i suggerimenti che ritengo appropriati. Desidero ringraziarLa per avermi offerto quest’opportunità e per la cortesia dimostratami.

   A pagina 402 di Dianetics, la scienza moderna della salute mentale [libro 3, capitolo 10] inizia un saggio di 3 pagine su “Dianetics Giudiziaria” con il quale, vedo dalla Sua lettera, Lei sembra avere una certa familiarità.

   Se Le potrà essere di qualche utilità, mi permetta di darLe i miei commenti generali in merito.

   L’intero tema dell’"infermità mentale” nell’ambito legale è alla deriva, dato che è un truciolo gettato nella già esistente definizione di criminalità. Qualunque confusione su dove collocare l’infermità mentale in seno alla legge, proviene dalla definizione fondamentale di infermità mentale e criminalità fornita dalla legge stessa.

   La legge definisce criminalità più o meno così: “atto compiuto pur essendo a conoscenza di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato” e l’infermità mentale: “un’incapacità di differenziare tra giusto e sbagliato”. Se la legge poggia sull’idea che tutte le persone sono egoiste ed egocentriche, allora possiamo operare una differenziazione tra criminalità ed infermità mentale. Ma se la legge dovesse considerare l’uomo un animale sociale, fondamentalmente dovrebbe credere che qualunque atto malvagio commesso intenzionalmente, sia frutto di uno stato d’animo che omette la differenziazione tra giusto e sbagliato. In altre parole, nessun uomo sano nel più vero senso della parola verrebbe motivato da azioni che recano danno al suo stesso gruppo o comunità, perché si renderebbe conto che sia lui che altri soffrirebbero a causa di queste azioni. Anche da un punto di vista pratico è ovvio che il ladro, nel commettere i suoi atti criminosi, intensifica la necessaria forza della legge nella zona, sopprimendo ulteriormente la propria libertà.

   È per lo più una questione di quanto la legge stessa sia illuminata. Si tratta dello standard che la legge o la società, la cui volontà è rappresentata dalla legge stessa, sia disposta a riconoscere: un più elevato standard di condotta rispetto a quella imposta dalla legge in questi numerosi anni passati. La società è sempre più incline a interpretare la criminalità come “antisociale”.

   La giurisprudenza potrà anche accontentarsi della sua definizione, cioè che l’infermità mentale sia l’incapacità di differenziare tra giusto e sbagliato. Ma questo parere può essere ampliato da indagini come questa della Royal Commission e dalla pressione esercitata dall’opinione pubblica, rappresentata in verità da questa commissione, per considerare l’infermità mentale semplicemente incapacità di differenziare.




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